Ho molti amici alberi


La prima volta
non fu quando ci spogliammo
ma qualche giorno prima,
mentre parlavi
sotto un albero.
Sentivo zone lontane del mio corpo
che tornavano a casa

Franco Arminio

ALBERO
l’esplosione lentissima
di un seme

Bruno Munari […]

“Gli alberi sono sempre stati per me i più persuasivi predicatori. Io li adoro quando stanno in popolazioni e famiglie, nei boschi e nei boschetti. E ancora di più li adoro quando stanno isolati. Sono come uomini solitari. Non come eremiti che se la sono svignata per qualche debolezza, ma come grandi uomini soli, come Beethoven e Nietzsche. Tra le loro fronde stormisce il vento, le loro radici riposano nell’infinito; ma essi non vi si smarriscono, bensì mirano, con tutte le loro forze vitali, a un’unica cosa: realizzare la legge che in loro stessi è insita, costruire la propria forma, rappresentare se stessi. Nulla è più sacro, nulla è più esemplare di un albero bello e robusto. […]

FOTOSCULTURA – Roberto Mutti (2000)

Nella fotografia nulla è definitivo: la ricerca sembra una costante connaturata alla natura stessa del mezzo fin dagli esordi quando diversi inventori seguivano strade differenti e parallele per giungere allo stesso risultato. Dagherrotipo, callotipia, collodio, ferrotipia sono solo alcuni dei nomi più noti, un tempo sinonimi di fotografia ed oggi relegati nel grande archivio della storia. Ma anche il mondo contemporaneo ha realizzato scoperte sensazionali a partire dal procedimento a colori per approdare all’ologramma, alla fotografia a sviluppo immediato e, infine, a quella digitale. […]


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Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa.
Il secondo momento migliore è adesso.

Confucio

Gli alberi sono le colonne del mondo, quando gli ultimi alberi saranno stati tagliati, il cielo cadrà sopra di noi.

Detto dei nativi americani

Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al cielo in ascolto.

Rabindranath Tagore

Ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni.

Alda Merini

Tra le fronde degli alberi stormisce il mondo, le loro radici affondano nell’infinito; tuttavia non si perdono in esso, ma perseguono con tutta la loro forza vitale un unico scopo: realizzare la legge che è insita in loro, portare alla perfezione la propria forma, rappresentare se stessi. Niente è più sacro e più esemplare di un albero bello e forte.

Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità. Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita.

Hermann Hesse

“Per tirar via l’anidride carbonica dall’atmosfera, causa del riscaldamento globale, dobbiamo usare l’unica macchina in grado di assorbirla: gli alberi. Ne servono 1000 miliardi e non è un numero iperbolico; a noi italiani ne spetterebbero due miliardi e se soltanto utilizzassimo le terre abbandonate dall’agricoltura potremmo piantarne addirittura 6 miliardi. Questo ci permetterebbe di ridurre di 2/3 il surplus di anidride carbonica e benché sia la reale soluzione, nessuno ne parla perché piantare alberi seppur molto economico, non muove denaro. Non c’è interesse politico perché piantare oggi un albero vuol dire aspettare venti anni per vedere i risultati. È una soluzione semplice, facile, elegante, che non richiede modifiche sostanziali del nostro sistema economico, che sarebbe iper positiva ma utopica, anche perché non abbiamo più tempo. L’unica cosa che possiamo fare e che riabiliterebbe l’intelligenza umana è piantare alberi.”

Stefano Mancuso – neuro biologo

Ma accanto alle grandi scoperte che tanto hanno influenzato il mercato e il gusto del pubblico di consumatori, altre ne sono state create negli ultimi anni da autori di grande inventiva che così si sono caratterizzati per il loro stile: dal transfer da polaroid al recupero di antiche tecniche come la gomma bicromatata, dalla riproposizione del 3D all’uso incrociato dei bagni di sviluppo.

Mario La Fortezza ha contribuito a questa continua ricerca usando una tecnica assolutamente nuova che sposa l’evoluzione tecnologica con la tradizionale manualità. Questi suoi lavori hanno, infatti, la caratteristica di ricercare e trovare il senso della profondità non con artifici visivi, ma con un’autentica sovrapposizione di piani che obbligano l’osservatore a uscire da una convenzione (quella della fotografia che è bidimensionale ma è nata proprio per descrivere una realtà tridimensionale) per avvicinarsi ad un’altra. Queste immagini escono dagli abituali confini stabiliti dal bordo della fotografia e si allargano in direzioni diverse, quasi sempre sottolineando la visione panoramica, così da entrare letteralmente nella complessità del tempo-spazio. Se si osserva con attenzione il cielo – anzi, i cieli – ci si accorge che nelle singole immagini acquista sfumature diverse; si nega così l’omogeneità cromatica cui siamo abituati, per la semplice ragione che fra uno scatto e l’altro passano minuti e in questo frangente si modifica l’intensità dell’azzurro. Il risultato finale non è quindi soltanto un accostamento fisico di immagini ma anche una notazione sullo scorrere del tempo, in un altro caso ancora più chiaramente ribadita dalla presenza nell’immagine finale della stessa persona ripresa, nel suo movimento, in tre punti diversi al di là, nelle vicinanze e al di qua di un albero. Ma la cosa più interessante consiste nella realizzazione fisica di queste immagini, frutto di un accuratissimo lavoro che parte dalle fotografie scattate in modo da riprendere le singole parti da comporre poi nell’immagine finale. Ognuna di esse verrà poi trasferita su una base di legno e le singole tavole verranno accostate e talvolta parzialmente sovrapposte per sottolineare così il senso della profondità. Il risultato finale è quindi una grande scultura dove legno, vernice e pigmenti fotografici si fondono in un tutt’uno.

Con buona pace dei puristi, Mario La Fortezza interviene più volte sulle fotografie, le colora, le scompone, le sperde, le ricopre di vernice protettiva e approda finalmente a un pezzo unico corposo, sorprendente perché odoroso di cera, legno e vernice, pesante fisicamente ma leggerissimo nella sensazione visiva. Questa nuova ricerca consente, probabilmente, di raggiungere esiti inaspettati e che Mario La Fortezza mostra già di voler inseguire: ne è prova il bellissimo albero che non è realizzato, come gli altri pezzi, in orizzontale ma si sviluppa in ogni direzione come volesse inseguire la complessità dei rami e l’intrico delle foglie. Qui la fotografia entra fra le fronde, si nasconde e riemerge, si divide e sovrappone, acquista spessore e accetta la lievità fino a dissolversi lentamente facendo apparire alla base, in un gioco allusivo, la superficie stessa del legno.

Roberto Mutti



 

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